LA CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL’INFANZIA
Il 20 novembre 1989 i rappresentanti degli Stati del pianeta, riuniti nell’Assemblea Generale dell’ONU, approvavano
all’unanimità il testo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, il primo a parlare del bambino come soggetto di diritti alla pari degli adulti. L’Italia ha
ratificato la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia con legge n. 176 del 27 maggio 1991.
I diritti ivi riconosciuti e sanciti sono diritti che rispecchiano i minimi fondamentali per la dignità della vita di qualsiasi bambino per i quali N.P.H. da cinquanta anni lavora, giorno dopo giorno, con la dedizione, la costanza e l’amore di un padre e di una madre per migliaia di bambini orfani e abbandonati, maltrattati e abusati, malati e moribondi, dei Paesi più poveri dell’America Latina.
IN ITALIA, anche per ragioni storiche e culturali, l’attenzione è spesso focalizzata sul continente africano e molti ignorano che per es. L’isola nazione di Haiti, nel Golfo del Messico, che evoca la bellezza esotica dei Caraibi, è in realtà un paese del quarto mondo, dove il tasso di mortalità infantile è pari al peggiore degli stati africani e la prima causa di mortalità è la denutrizione.
Solo in America Latina, dal 1990 al 1999 i minori che vivono in condizioni di miseria, senza un tetto e senza cibo, è aumentato da 110 milioni a 114 milioni. Questi sono i dati di un rapporto recentemente pubblicato dalla Commissione economica per l’America Latina delle Nazioni Unite.
Questo per dare un’idea della drammaticità del contesto in cui N.P.H. si trova ad operare, drammaticità nella quale la Convenzione sui diritti dell’infanzia, a detta dello stesso rapporto, è rimasta un testo, un proclama sociale molto raramente contestualizzato nel tessuto socioeconomico del paese. Risultato: impossibilità di reperire gli strumenti per tradurre in pratica i principi fondamentali di tutela dell’individuo bambino.
DALLA STRADA ALLA LAUREA: L’obiettivo di N.P.H. fin dall’inizio è stato di non fermarsi a “salvare” questi bambini, recuperandoli nel fisico ed assicurando loro cibo e un tetto. Il vero obiettivo di N.P.H. è sempre stato quello di dare a questi bambini tutte le opportunità che noi diamo ai nostri figli, cioè gli strumenti per crearsi una vita indipendente da cittadini responsabili del loro paese capaci di mantenersi con a professione o una laurea e soprattutto desiderosi di amare e di costruire una famiglia pur non avendola mai avuta nel senso stretto della parola.
Quando si parla di diritti dei bambini, la parola chiave per N.P.H., scritta a lettere maiuscole, è UGUAGLIANZA.
Anche a chi non è giurista di professione, a proposito di diritti, la prima parola che viene alla mente e’ uguaglianza: i diritti per definizione sono uguali ed ugualmente garantiti per tutti, o per lo meno a tutti quelli cui si rivolgono, in questo caso i bambini.
Purtroppo questa parola, uguaglianza, troppo spesso rischia di sembrare più una definizione da manuale che un concetto carico di significato e di implicazioni pratiche.
La parola uguaglianza è da ricondursi coerentemente con la filosofia del fondatore di N.P.H., Padre William Wasson, il cui motto, nonostante abbia ad oggi salvato ormai decine di migliaia di bambini, è sempre stato “un bambino per volta”: aiutare un bambino significa dare dignità e valore all’individuo e non solo alla categoria, e per dare attenzione all’individuo per forza acquistano importanza le sue diversità e le sue personali individuali necessità.
E sulla base di questa premessa, la riflessione e l’azione che NPH vuole portare avanti insieme ai suoi volontari, padrini, benefattori, amici di tutto il mondo prende spunto proprio dall’UGUAGLIANZA, nella diversità, di tutti i bambini del mondo davanti ai loro diritti.
Per i diritti dei bambini dall’Italia: N.P.H. in tutto il mondo, e anche in Italia, si rende promotricee partecipa a dibattiti, convegni e giornate di studio per sensibilizzare a questi tema. Contattaci per saperne di più.
« indietro